“Sobrieta’ – Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti” di Francesco Gesualdi

Si tratta dell’estratto di due significativi capitoli del libro: “Sobrietà – Dallo spreco di pochi ai diritti per tutti” di Francesco Gesualdi (Centro Nuovo Modello di Sviluppo), Feltrinelli. Il libro era stato segnalato nella rivista “Qualevita” di Pasquale Iannamorelli e merita di essere letto.

Un’impronta grande cinque pianeti
…..Si provi solo a immaginare cosa succederebbe se tutte le famiglie cinesi avessero un’automobile ciascuna, o se gli indiani consumassero duecento chili di carta a testa all’anno, come facciamo noi del Nord. Di colpo l’anidride carbonica salirebbe alle stelle e le foreste verrebbero abbattute a un ritmo assai più veloce, con conseguenze incalcolabili per il clima, per la concentrazione di ossigeno e la conservazione del suolo.
Qualcuno ha voluto fare dei conti più precisi ed e’ giunto alla conclusione che, se volessimo garantire a ogni abitante della Terra lo stile di vita americano, ci vorrebbero cinque pianeti. Il calcolo e’ scientifico e si basa sull’impronta ecologica, un concetto elaborato da alcuni ricercatori americani per valutare l’impatto sulla natura dei nostri consumi. Più precisamente, l’impronta ecologica misura la quantità di terra fertile utilizzata da ciascuno di noi per sostenere i propri consumi. Purtroppo abbiamo perso il contatto con la natura, dimenticando che gran parte dei nostri consumi proviene dalla terra. L’esempio più evidente e’ il cibo. Ma anche la carta affonda le sue radici nella terra perché proviene dagli alberi. Perfino l’anidride carbonica, che fuoriesce dai nostri tubi di scappamento, può essere espressa in metri quadri di terra, perché riciclata dalle piante. Per esempio, ogni volta che bruciamo un litro di benzina abbiamo bisogno dell’intervento di cinque metri quadrati di foresta.
Facendo tutti i conti, si scopre che ogni americano utilizza 9,5 ettari di terra, mentre un indiano 0,8. Gli italiani stanno nel mezzo con 3,8 ettari. Se prendiamo l’insieme delle terre fertili del mondo e le dividiamo per la popolazione terrestre, risulta che ogni abitante gode di un’impronta di 1,9 ettari. Gran parte della popolazione terrestre sta sotto, ma poiché i benestanti sono largamente al di sopra, nel complesso l’impronta media mondiale e’ di 2,2 ettari che e’ il 21% più alta di quella ammissibile. Non a caso l’anidride carbonica si sta accumulando nell’atmosfera e già oggi avremmo bisogno di un altro pianeta. Di qui la conclusione che se tutti avessero l’impronta degli americani, che e’ cinque volte più alta di quella ammissibile, ci vorrebbero cinque pianeti.

Dimagrimento necessario e possibile
Mentre appare assodato che non possiamo portare tutti gli abitanti del pianeta al livello di vita degli americani o degli europei, e’ altrettanto certo che i poveri della Terra devono uscire dalla miseria in cui sono stati scaraventati. Essi hanno il diritto di mangiare di più, vestirsi di più, avere più scarpe di quante ne abbiano, curarsi di più, studiare di più, viaggiare di più. Ma potranno farlo solo se i benestanti accetteranno di consumare di meno. Volendo usare una metafora potremmo dire che il mondo e’ come se fosse abitato da pochi grassoni che convivono con un esercito di scheletrici. Gli scheletrici hanno bisogno di mangiare di più, ma possono farlo solo se i grassoni accettano di sottoporsi a cura dimagrante perché il cibo e’ contato e non si può produrne di più. La morale della favola e’ che non si può più parlare di giustizia senza tenere conto della sostenibilità e l’unico modo per coniugare equità e sostenibilità e’ che i ricchi si convertano alla sobrietà. Ossia a uno stile di vita, personale e collettivo, più parsimonioso, più pulito, più lento, più inserito nei cicli naturali.
Sobrietà non significa ritorno alla candela o alla morte per tetano. Significa eliminare gli eccessi e rimodellare il nostro modo di produrre, consumare e organizzare la società. Tuttavia, siamo così abituati all’abbondanza che l’idea di vivere diversamente ci spaventa. Nella nostra fantasia si affacciano immagini di privazioni e sofferenze. Il terrore ci pervade e facciamo dietrofront verso “l’isola del più” che, pur essendo popolata da mostri quali la guerra, l’ingiustizia e il degrado ambientale, ci offre un grande senso di sicurezza.
Ma la sobrietà non ci spaventa solo per i cambiamenti nello stile di vita personale. Ci spaventa anche per i suoi risvolti sociali. In primo luogo siamo preoccupati per l’occupazione. Se consumiamo di meno, come creeremo posti di lavoro ? Parallelamente, siamo preoccupati per i servizi pubblici. Se produciamo di meno, e con minori guadagni, chi fornirà allo stato i soldi per garantirci istruzione, sanità, viabilità, trasporti ?
In conclusione, e’ possibile vivere bene con meno ? E’ possibile coniugare sobrietà con piena occupazione e garanzia dei bisogni fondamentali per tutti ? E’ possibile passare dall’economia della crescita all’economia del limite, facendo vivere tutti in maniera sicura ?
La risposta e’ sì. Ma bisogna saper mettere in atto quattro rivoluzioni: la rivoluzione degli stili di vita, la rivoluzione della produzione e della tecnologia, la rivoluzione del lavoro, la rivoluzione dell’economia pubblica. Queste sono le nostre sfide.