In arrivo la fiction su Yara Gambirasio

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Sul caso di Yara Gambirasio, la tredicenne uccisa nel 2010 a Brembate Sopra, il cui presunto assassino, Massimo Giuseppe Bossetti è stato fermato in questi giorni, è già stato detto tanto, forse anche troppo. Il problema è che spesso non ci si rende conto quando è necessario fermarsi, riflettere e fare un passo indietro. In tv ogni occasione è buona per fare ascolti, ma a volte sarebbe opportuno che l’etica prevalesse su quelli che sono i meri fini commerciali.

All’annuncio che la casa di produzione Taodue di Pietro Valsecchi produrrà una miniserie tv sulla vicenda di Yara mi sono venuti i brividi. La Taodue è una grande casa di produzione, molte delle fiction che hanno avuto successo negli ultimi anni sono state prodotte proprio da Valsecchi, basti pensare ad alcune stagioni di “Distretto di Polizia”,“Ris” e “Squadra Antimafia”, solo per citarne alcune, e ha, appunto, una certa esperienza nelle fiction a sfondo poliziesco.

La storia di Yara pare, infatti, che diverrà un giallo: protagonista un capitano dei carabinieri che si troverà a risolvere il mistero legato all’omicidio. A quanto pare, la Taodue già da tempo stava lavorando a questa miniserie ed aspettava solo che il caso fosse risolto per poter avviare le riprese, che infatti partiranno il prossimo inverno, dirette dal regista Alexis Sweet, lo stesso de “Il Capo dei Capi”.

Ma è proprio necessario fare questa fiction? Secondo Pietro Valsecchi sarà un modo per mettere in luce l’abilità delle nostre forze dell’ordine, mostrando non solo la tenacia e l’abilità degli investigatori, ma anche le più innovative metodologie di indagine scientifica che sono state utilizzate. Personalmente non sono d’accordo. Vogliamo fare una fiction per esaltare le forze dell’ordine? Facciamola, ma chiamiamo un bravo sceneggiatore che scriva una storia che non abbia nulla a che fare con la realtà. Non è necessario far diventare questa vicenda di cronaca una fiction se il vero scopo è quello di mostrare le abilità dei nostri investigatori. Però, si sa, il fine ultimo, in realtà sono sempre gli ascolti e la memoria di una ragazzina è sacrificabile di fronte allo share.

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