Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

La bellissima Euridice
La bellissima Euridice

Scritto da Raffaella Ponzo per DIPIU'

«Avevo soltanto diciotto anni quando vidi per la prima volta mio padre e fui proprio io a volere questo incontro dopo che lui mi aveva abbandonato».

Con queste parole Euridice Axen, l’attrice di origini svedesi, lanciata due anni fa da Ris e ora una delle nuove protagoniste della fiction Le tre rose di Eva 2, dove veste i panni della cattiva, apre uno spaccato toccante sulla sua realtà familiare. Sua madre è l’attrice svedese Eva Axen, che ha lavorato in film come Morte a Venezia di Luchino Visconti e Suspiria di Dario Argento, e suo padre un grande attore, Adalberto Maria Merli, un volto familiare al pubblico televisivo, protagonista negli anni Sessanta di tanti sceneggiati in bianco e nero come La Freccia Nera, E le stelle stanno a guardare, e poi, nel corso negli anni, di fictiom cult come La Piovra 3, fino alle più recenti Maria Montessori e Rebecca la prima moglie. Ma questo padre attore come lei, è stato per anni un buco nero nella vita di Euridice: figlia rifiutata, fino a quando lei lo è andato a cercare.

«I miei genitori si incontrarono sul set nel 1977», inizia a raccontare Euridice. «Mia madre aveva ventitre anni ed era bellissima, mio padre sedici in più, ed era già un grande attore affermato. Tra loro scattò subito la passione e rimasero insieme, tra alti e bassi, un paio di anni. Ma quando mia madre scoprì di essere incinta, mio padre si tirò indietro. Mia mamma mi ha raccontato che lui le aveva detto che non voleva avere figli, non si sentiva tagliato per fare il padre. Così, se ne era andato, lasciandola da sola e decidendo di portare avanti la gravidanza, è sempre stata il punto di riferimento della mia vita».

Quando era piccola ha chiesto a sua madre dove fosse il suo papà?

«L'ho fatto quando ho cominciato ad andare all’asilo. Vedevo i miei compagni con due genitori e allora chiesi a mia madre perché io ne avessi uno solo. Lei all’inizio mi disse che mio padre viveva lontano, ma crescendo mi spiegò chiaramente come stavano veramente le cose: “Sai, pur essendo una brava persona, tuo papà non voleva essere un genitore”.

Poi me lo “presentò” attraverso i suoi film e le foto, e così ho imparato a conoscere il suo volto e la sua voce profonda.

Cominciai così a sentire forte il bisogno della figura paterna. Poi mia madre si legò a un nuovo compagno e dopo tre mesi che lo portava a casa, io già lo chiamavo papà. Dopo tre anni nacque anche mia sorella Elisa che ora ha ventisei anni e studia veterinaria e con la quale ho un rapporto meraviglioso. Franco, questo è il nome del compagno di mia madre, mi ha cresciuta come fossi sua figlia, come un padre, è stato la mia famiglia».

E al suo vero padre ci pensava?

«Nonostante l’amore e il senso di protezione che ho ricevuto da mia madre e dal padre che mi ha cresciuta, ho sempre sentito nella mia vita un senso di vuoto, una specie di zona d’ombra e a diciotto anni, quando ho cominciato a studiare per fare l’attrice, ho deciso che era giunto il momento di conoscere il mio padre biologico. Volevo forse confrontarmi con lui prima di cominciare un percorso così importante, o forse era solo una scusa, un pretesto per vederlo. Mi sono un po’ sentita come quei bambini adottati che pur amando i loro genitori, a un certo punto della vita hanno bisogno di ritrovare le proprie radici. Ricordo che lo chiamai al telefono, ma subito mi resi conto che dopo il “Pronto” non sapevo come continuare, se chiamarlo per nome o “papà. Anche lui era imbarazzato. Mi disse solo: “Vediamoci, ti invito a cena” e ci siamo incontrati la sera stessa».

Che emozioni ha provato?

«Ricordo che eravamo seduti al tavolo di un ristorante molto costoso e la prima cosa che mi disse fu: “Prendiamo un dolcetto?”. Io pensai: “Ecco, non mi vede da diciotto anni e pensa a risparmiare: costa tutto tantissimo e vuole prendere solo un dolce”. Invece si riferiva al dolcetto D’Alba, il famoso vino rosso. A cena ci fissavamo in continuazione, sorpresi della nostra somiglianza. Avrei voluto fargli tante domande, chiedergli il perché delle sue scelte, ma non volevo rovinare quel momento, lui era lì con me e ormai contava solo il presente.

Gli dissi solo che volevo fare l’attrice e lui mi mise in guardia sui pericoli dell’ambiente dello spettacolo. Fu un incontro strano, emozionante, ma anche molto doloroso, perché guardandolo pensai sia alla sofferenza di mia madre, una ragazza madre che per anni si sobbarcò da sola il peso di una famiglia, ma anche alla bambina che ero e che si chiedeva perché solo lei non avesse un papà».

E vi siete visti ancora dopo questo primo incontro?

«Da quel giorno ci siamo sempre tenuti in contatto. Ricordo che con lui ho studiato il copione di Memorie del sottosuolo, lo spettacolo diretto e interpretato da Gabriele Lavia che ho portato in scena per molti anni. In realtà mi spaventava di più il giudizio di mio padre che quello di Lavia e poi del pubblico. E negli anni ha sempre seguito il mio lavoro, sia teatrale che televisivo, è stato un po’ un maestro, un giudice severo pronto a correggermi e a rimproverandomi quando qualcosa non andava. Ma non siamo mai riusciti a costruire un vero rapporto padre-figlia, per me lui rimane ancora una figura misteriosa: fa parte della famiglia, del mio sangue, ma allo stesso tempo è anche un estraneo e forse lo sarà per sempre, perché diciotto anni di vita senza di lui sono difficili da recuperare. Però, anche se può sembrare strano, tanto che anche lui stenta a crederci, io non ho mai avuto un senso di rancore o di rabbia nei suoi confronti».

Lei però ha ancora il cognome di sua madre “Axen”, non ha mai pensato di cambiarlo e prendere quello di suo padre dopo che l’ha conosciuto?

«Ho il cognome di mia madre perché all’anagrafe lui non mi ha riconosciuto né mia madre glielo aveva chiesto. Non credo mi negherebbe questo riconoscimento se glielo chiedessi, ma non ho mai dato molta importanza ai timbri e alla burocrazia. In ogni caso non cambierei mai il mio cognome, è quello di mia madre, una donna forte che mi ha voluta e amata».

Euridice Axen
Euridice Axen

Si può uscire illesi da una vicenda familiare così complicata e dolorosa, o qualche ferita ancora stenta a cicatrizzarsi?

«In realtà mi porto ancora dietro delle fragilità che condizionano la mia vita, riconducibili sicuramente a quel forte senso di insicurezza che ho provato nella mia prima infanzia quando non avevo una figura maschile di riferimento. Per molti anni ho avuto paura degli spazi chiusi, fobia che ho superato solo dopo un percorso di analisi da uno psicologo, poi c’è la paura del buio che ancora non riesco a vincere e che mi porta a dormire sempre con la televisione accesa e a munirmi di torce e candele durante i temporali, perché sono letteralmente terrorizzata dal fatto che la luce possa “saltare”. Anche il mio rapporto con gli uomini è un disastro, soprattutto ultimamente, ma non posso sapere quanto l’assenza di mio padre abbia influito nella donna che sono oggi».

Lei ha avuto una lunga storia sentimentale con Lorenzo Lavia, figlio del famoso Gabriele, che poi è improvvisamente finita…

Sì, per me è stata una storia molto importante, la prima della mia vita. Siamo stati insieme quasi cinque anni, poi però pur essendo legati da un profondo affetto, non c’era più la passione, che per me è fondamentale in una relazione e quando lui ha iniziato a parlare di matrimonio, anche se soffrendo, io non me la sono più sentita di andare avanti. Ed è finita».

Di recente si è parlato di una storia con l’ex di Martina Stella, l’attore Primo Reggiani. Siete stati anche fotografati spesso insieme…

«Con lui c’era una bella sintonia e molta complicità, ma oggi non è rimasta neppure l’amicizia. Ora sono sola, e noto a malincuore che c’è molta paura, da parte soprattutto degli uomini, nel vivere una storia d’amore oltre una superficiale frequentazione. Io vorrei innamorami e costruire la famiglia che non ho mai avuto, almeno in senso tradizionale».

Suo padre e suo madre si sono mai incontrati in tutti questi anni?

«No, non è mai accaduto e mai accadrà, se non al mio matrimonio. In quell’occasione mi piacerebbe andare in Chiesa accompagnata dai miei due padri, sia quello che mi ha cresciuta che quello biologico. Sarebbe un sogno e spero che un giorno si possa realizzare».

Fonte: DIPIU'

Clicca per ingrandireClicca per ingrandire
Clicca per ingrandireClicca per ingrandire

Clicca per ingrandire

Tag(s) : #interviste