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La figlia di Little Tony, Cristiana Ciacci
La figlia di Little Tony, Cristiana Ciacci

Ecco la lettera che Cristiana Ciacci ha scritto a suo padre, il grande Little Tony, per ricordare la sua tragica morte e confessargli, con queste parole, la felicità per la sua futura gravidanza.

Pubblicata sul settimanale DIPIU' di Sandro Mayer.

Caro papà,

voglio iniziare questa mia lettera per te con un ricordo che non mi ha mai abbandonato e mai lo farà. Quando il tuo cuore, cinque mesi fa, aveva smesso di battere, io ho chiesto a tutti, ai medici e ai tuoi fratelli, di rimanere sola con te, nella stanzetta della clinica. E in quel momento di dolore ti ho sussurrato: “Papà, caro papà, voglio dirti che aspetto un bambino. Aiutami se puoi, aiutami ad essere forte…”. Ti stringevo la mano senza più vita, con gli occhi che non avevano più lacrime, con il cuore devastato dal dolore. Ti ho “annunciato” così, quando ormai avevi lasciato la tua vita terrena, e forse con la speranza che in qualche modo potessi ancora “sentirmi”, di essere di nuovo incinta.

E la lettera che ti scrivo adesso vuole essere come la continuazione di quel dialogo, sono i pensieri a voce alta di tua figlia, che ti darà una nipotina, la tua nipotina che nascerà a dicembre...

Ti penso sempre papà, non c’è secondo della mia vita che non sia dedicato a te, al ricordo di quei giorni, gli ultimi, in cui tu eri sdraiato su un letto semicosciente, ad un passo dalla morte, mentre io ti stavo accanto, ti lavavo, ti accarezzavo, ti parlavo. Ma in quelle lunghe giornate, mentre la tua vita stava volgendo alla fine, dentro di me un’altra stava appena nascendo: due settimane prima della tua morte, avevo infatti scoperto di aspettare un bambino, ma decisi di non parlartene. Tu eri già preoccupato per la mia malattia, l’anoressia, e non volevo darti un altro pensiero. Non so se ho fatto bene o ho fatto male, forse ti scrivo anche per chiederti scusa di averti nascosto un momento della mia vita così importante.

Non sai quanto mi sia costato mantenere il segreto, tante volte, mentre mi guardavi con quei tuoi occhi sofferenti dalla malattia, ho avuto la tentazione di dirtelo, oppure mentre dormivi, volevo sussurrartelo nell’orecchio, ma avevo paura che tu mi potessi sentire, non volevo agitarti.

Combatto con l’anoressia da ormai tredici anni e tante volte sono arrivata vicino ad un limite, oltre il quale si po’ anche rischiare la vita. Il rifiuto del cibo per me è sempre stato un rifiuto della vita, la mia, che mi ha causato tanta sofferenza. Sia quando ero piccola e tu e la mamma eravate sempre fuori per lavoro, che da grande, con i miei rapporti conflittuali con gli uomini, che con molta probabilità, sono solo lo specchio dello scontro che ho con me stessa.

Niente è servito a guarirmi, né gli anni di analisi, né gli psicofarmaci, né il rapporto ritrovato in età adulta con te. Perché nel momento in cui ci siamo riavvicinati, è sopraggiunta la tua malattia, il tumore alla ossa che lentamente ti ha portato via da me.

Nel tuo ultimo mese di vita, ero arrivata a pesare quarantacinque chili, prendevo tanti tranquillanti e a stento riuscivo a stare in piedi, le uniche energie che avevo erano per te, le impiegavo per sollevarti dal peso di quel male orrendo che ti stava mangiando da dentro. Scoprire di aspettare un bambino è stata per me una sorpresa, perché nelle mie condizioni fisiche era quasi impossibile rimanere incinta, ma tu, già preoccupato dalla mia anoressia, saresti impazzito dal dolore nel sapere che avrei dovuto affrontare una gravidanza così complicata senza il tuo aiuto e il mio obiettivo, era quello di tentare di farti morire sereno.

Mi manchi sempre papà, mi manca la tua energia, l’allegria, quella voce al telefono che mi diceva: “Dov’è la mia piccola Cris?”. Mi mancano le nostre cene, le risate, i consigli e anche le liti. Vorrei sentire quella mano, la tua, sulla mia pancia che cresce, vorrei vedere la tua faccia soddisfatta nel sapere che sono ingrassata ben dieci chili. La tua nipotina sta bene, siamo arrivati al settimo mese e non è stato facile, ho avuto paura per lei, temevo gli psicofarmaci che prendevo e il mio non mangiare potessero averle creato dei problemi. Ma ho fatto l’amniocentesi, è sana e sarà bellissima, lo so. Ho deciso di chiamarla Melania, sempre con la “M”, come gli altri miei tre figli: Mirko, Marina e Melissa. La “M” di mamma, la mia che ho perso quando avevo solo diciotto anni, che ora immagino vicino a te.

Zio Alberto e zio Enrico, i tuoi fratelli, mi stanno vicino, con loro ho parlato subito dopo il tuo funerale, gli ho detto che ero incinta, che il tuo cuore continuava a battere dentro di me, con questa bambina che è un inno alla vita, alla speranza, nonostante il dolore che avvolge tutti noi.

Little Tony e cristiana Ciacci
Little Tony e cristiana Ciacci

A volte ho ancora difficoltà a mangiare e a bere, però mi sforzo di farlo, per il bene di Melania, ma non sempre mi riesce.

Per fortuna, accanto a me, c’è anche il mio fidanzato, il padre della bambina che porto in grembo, Massimiliano. Un ragazzo dolce, gentile, comprensivo, perché so che non è facile starmi vicino e quando la tristezza e la paura di non farcela bussano alla porta, mi accorgo di non essere sola, c’è lui che mi fa reagire, cerca di rasserenarmi e magari un giorno mi aiuterà a guarire.

Stiamo insieme da tre anni, ci siamo conosciuti recitando a teatro in una compagnia “amatoriale”, anche se lui non è un attore, ma fa altro.

In quel periodo, ricordo che passavo le mie giornate in casa da sola, in preda alla depressione e andare una volta a settimana a fare le prove in un piccolo teatro, era un modo per rilassarmi, per distendere la mente. Con noi c’era anche questo ragazzo, così allegro, socievole. Mi colpì subito perché mi faceva ridere, stare bene e tra noi cominciò una bella storia d’amore.

Anche a te piacque subito, l’avevo portato con me in una festa in piazza a Napoli durante il Capodanno del 2010 e nonostante fossi preoccupato dalla fine dei miei rapporti passati, lui ti sembrò un bravo ragazzo. Brindammo al nuovo anno insieme e a fine nottata, nel momento dei saluti, ti avvicinasti a lui dicendogli: “Trattamela bene questa ragazza!”.

Ogni tanto ti confidavo che con lui avrei voluto fare un altro bambino, tu eri a tratti preoccupato per me, per la mia salute e poi avevo già tre figli con due compagni diversi e temevi che potessi rimanere ancora delusa; ma anche felice, perché se come padre non sei stato molto presente nella mia infanzia e adolescenza, con gli anni ti sei trasformato in un nonno perfetto, adoravi i tuoi nipotini e continuavi a sperare di vedermi finalmente felice con un uomo.

Melania nascerà a dicembre, come un tuo regalo di Natale e già penso al suo Battesimo, mi piacerebbe celebrarlo il nove febbraio, il giorno del mio e tuo compleanno, nel Santuario della Madonna del Divino Amore, un luogo a cui tu eri legatissimo, dove si è svolto, come desideravi, anche il tuo funerale.

Però se guardo le foto del Battesimo degli altri miei figli, ti vedo sempre accanto a noi e mi rendo conto che questa volta, tu non ci sarai, allora per me il peso della tua assenza diventa un macigno e penso che la vita, forse un anno in più avrebbe anche potuto regalartelo, per avere almeno quella foto, anche una sola.

In Cielo, dai un bacio alla mamma da parte mia.
Ti voglio bene.

Tua figlia, Cristiana

Fonte: DIPIU'

Tag(s) : #argomenti, #spettacolo