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Matteo Viviani
Matteo Viviani
Matteo viviani: Mi hanno minacciato di morte ma non lascio le Iene!

Che il rischio fosse il suo mestiere, Matteo Viviani, classe 1974, una delle Iene più celebri dell’omonimo programma di Italia1, lo ha sempre saputo. Così, quando sul suo cellulare è arrivata una minaccia di morte rivolta lui e alla sua famiglia, Matteo ha capito immediatamente che la sua incolumità poteva essere in serio pericolo. «Sospendi dal servizio pubblic. C’è gente cattiva ti sta preparando l’ultimo vestito. Non usi più il maserati? I profumi tutto ok? Controlla la cassetta postale presto. Ultimo avvertimento», queste le parole contenute in un messaggio dall’italiano maccheronico, ma ben chiaro nelle intenzioni. Tuttavia Viviani da professionista quale è, una volta alzato il livello di allerta e rassicurato la sua famiglia, ha risposto a questa tremenda provocazione continuando a fare il suo lavoro. In questa intervista una delle Iene più amate dal pubblico accetta di parlare per la prima volta dell’accaduto e ci racconta anche la sua nuova avventura letteraria: il 14 aprile, infatti, è uscito il suo primo romanzo “La Crisalide nel fango”.

Quanti anni sono che lei lavora alle Iene?
Sono ormai quasi 10 anni che indosso i panni della Iena. I primi due li ho passati a fare la pura gavetta, frequentando la redazione, imparando il mestiere e incaponendomi perché era quello il lavoro che volevo fare. Negli ultimi 7/8 anni sono in onda ogni puntata con un mio servizio.

In che modo è entrato nello staff del programma?
È stato quasi un caso. All’epoca avevo fatto un lavoro assieme a uno degli autori della trasmissione, ci siamo trovati a parlare e confrontarci su idee, contenuti e quant’altro. Ironia della sorte, dopo un po’ di tempo, questo autore aveva in mente un servizio, ma gli mancava una Iena che fosse un bel ragazzo, poiché doveva fare da esca in una determinata situazione, quindi mi contattò. Per me, a quel tempo, dire: "vieni a lavorare alle Iene", era pari a "vieni a lavorare in America". Da quel momento e nei due anni successivi, mi sono però reso conto che far parte di questo fantastico programma non voleva dire avere un super contratto con Mediaset, bensì giocarsi una chance. Cosa che poi ho fatto.

Oltre alla chance anche il rischio. Quando si è accorto che il pericolo era diventato il suo mestiere?
Nel momento stesso in cui mi sono reso conto che lavorare per Le Iene spesso ti espone a situazioni in cui non hai la struttura adatta a tutelarti. Noi giriamo, a prescindere che sia in Italia o all’estero, che si parli di mafia, di camorra o di omicidi, sempre e solo in due: in questo caso io e l’autore, che è anche colui che regge la telecamera. Non abbiamo guardie del corpo, ma siamo armati solo dalla voglia di andare e di fare. E questo, ovviamente, comporta dei rischi.
È di qualche giorno fa la notizia che lei ha subito una pesante minaccia di morte…
In questi dieci anni, fortunatamente, non avevo mai subito né percosse né altro. Invece, due settimane fa, mi è giunta una esplicita minaccia di morte sul telefonino, da una stringa numerica non ben definita, che non riguardava solo me, ma anche la mia famiglia. E quando sei marito e soprattutto padre, non è una situazione che puoi prendere sotto gamba.

Immagino abbia avuto paura, oltre che per se stesso, anche per la sua bambina, Eva e per sua moglie. Cos’ha pensato di fare in quel momento?
Alzare il livello d’allerta. Se questo fosse accaduto anni fa, quando non avevo famiglia, me ne sarei fregato. Anzi, probabilmente sarebbe stato uno stimolo per proseguire la mia attività con ancor più passione. Se invece hai moglie e figlia, sei costretto a prendere in esame anche l’improbabile. Non mi sono arrivati proiettili nella buca delle lettere, non c’è stato un seguito a questa minaccia. Tuttavia la settimana successiva al fatto, l’ho vissuta con un po’ di tensione: controllavo la posta, controllavo chi c’era in giro, se qualcuno mi seguiva.. Insomma, tutto quello che può venire in mente in un contesto del genere.

Con sua moglie avrà sicuramente affrontato la questione, cosa vi siete detti?
Ovviamente le ho raccontato tutto, come è giusto che sia. Le ho letto il messaggio, le ho raccontato qual era a mio avviso l’entità del rischio e le ho detto di non preoccuparsi perché tutto quello che poteva essere fatto, io l’avrei fatto.

Quando Ilary Blasi ha letto il messaggio in cui lei veniva minacciato, durante la diretta, la rete si è scatenata con migliaia di messaggi di sostegno. Si aspettava una reazione così solidale da parte del pubblico?
È stato bellissimo. Sinceramente mi aspettavo che sui social, come a esempio la mia pagina Facebook ufficiale, vi fosse un supporto. Però non mi sarei mai aspettato quanto poi è avvenuto. Centinaia e centinaia di messaggi ovunque, anche via mail o sul cellulare, anche da persone che non sentivo da anni. Questo obiettivamente ti fa molto piacere, perché capisci quanto amici o colleghi che non sempre frequenti o con cui non hai contatti costanti, in fondo ti seguano, sapendo sempre quello che fai.

Ha avuto lo stesso supporto anche da parte dei suoi colleghi de Le Iene?
Pienamente. Noi siamo un’entità a parte. Siamo una specie di gruppo di cani randagi, che si muove e alberga nelle stanze dei palazzi di Mediaset. È vero che ognuno di noi è fautore dei propri servizi e della propria realtà, quanto è vero che in determinate situazioni siamo una grande famiglia. E come una grande famiglia, tutti vanno da tutti a dare una pacca sulla spalla e a dire: vai tranquillo, che se ti serve qualcosa io ci sono.

Nella settimana successiva alle minacce, c’è stato un momento in cui ha pensato: basta mollo tutto?
Neanche per sogno. Assolutamente no, andrebbe contro la mia filosofia di vita, contro la mia etica e andrebbe contro l’etica generica che una persona che sceglie di fare un lavoro come il mio deve adottare. Se bastasse un messaggio di minacce per farti desistere dai tuoi obiettivi, allora vorrebbe dire che è tutto uno scherzo. Assolutamente no, nulla è cambiato e nulla cambierà.

Matteo Viviani
Matteo Viviani

Lei di recente è uscito in libreria con il romanzo “La crisalide nel fango”, un racconto a tinte noir, i cui due protagonisti sono cruenti, sopra le righe, un po’ come i giovani d’oggi. C’è qualcosa di autobiografico o solo la fantasia di raccontare uno spaccato di vita?
Il tentativo era quello di non mettere nulla di autobiografico. Nel senso che ho deciso di scrivere questo romanzo perché da molti anni ero invogliato a farlo da molte persone. Solo che tutti mi suggerivano di raccontare i retroscena delle Iene o la mia storia personale, mentre io volevo fare qualcosa di diverso, di meno scontato. Avevo bisogno di realizzare qualcosa che mi venisse da dentro, che prescindesse in qualsiasi modo dal mio lavoro e dalla mia professione. Per cui ho realizzato un racconto di pura fantasia, stimolando scenari che non si accostano assolutamente a me, scoperchiando mondi sommersi e per questo affascinanti, in un racconto che di Matteo ha solo la firma.

Però anche gli scrittori più fantasiosi a qualcosa di reale si ispirano per i loro romanzi…
Le gente non ci crede, la risposta esatta è: a nulla. Immagino che chiunque si faccia una sorta di progetto di ciò che vuole scrivere. Io non mi sono ispirato a nulla, nemmeno a un possibile scrittore che a me può piacere. Mi sono semplicemente messo al computer, con delle idee in testa e le ho buttate giù, fino a quando a parere mio non c’è stato sufficiente materiale per poter realizzare il mio primo romanzo. Ecco forse mi sono ispirato a un linguaggio che probabilmente ho imparato in dieci anni di Iene: crudo, diretto, reale, senza filtri e senza fronzoli… Insomma quello con cui normalmente parliamo alle persone. Ho tentato di trasferire in parte questo tipo di “gergo” anche nel mio libro.

Sono in programma diverse presentazioni del libro, dove il pubblico potrà raggiungerla per farselo autografare?
Le date imminenti sono due: la presentazione che avverrà il 6 maggio alle 18.30 alla Mondadori di piazza Duomo a Milano e il 14 maggio alle 20.30 in occasione del Salone del libro di Torino, ove vi sarà un salotto letterario: queste sono le prime due occasioni in cui avrò la possibilità, oltre che di “blaterare” a proposito del mio romanzo, di conoscere, rispondere alle domande e di autografare il libro. A questo poi seguirà un tour in varie località italiane, tra giugno e luglio. Ci tenevo anche a dire che a differenza delle presentazioni classiche di un’opera letteraria, ovvero la pubblicazione su Facebook della copertina, abbiamo realizzato alcuni book trailer da 40/50 secondi in cui io leggo un brano del mio romanzo, contestualizzato in uno scenario che ha il suo perché. Li si può trovare nella mia pagina pubblica su Facebook. La gente apprezza ed è un modo diretto ed efficace per arrivare a un pubblico effettivamente interessato al mio lavoro

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