interviste

Giorgio Panariello sempre in vetta, al cinema e in televisione

“Il comico da sempre è portato al drammatico, ha dentro la tragicità” parole di Giorgio Panariello tornato al cinema per interpretare un ruvido poliziotto nel film "Uno per tutti" di Mimmo Calopresti. Un inedito ruolo drammatico per l’attore comico toscano che, reduce dal successo in televisione con lo show “Panariello sotto l'albero”, è protagonista di un noir coinvolgente che descrive i segreti più oscuri che legano tre amici di infanzia. Panariello ci parla del suo tempo libero che trascorre con Pieraccioni e Conti, gli amici di una vita, con i quali non parla mai di lavoro e ci racconta il suo personaggio distante dal veterinario che interpreta nella fiction “Tutti insieme all’improvviso” mentre il ricordo del fratello Franco, tragicamente scomparso quattro anni fa, è sempre vivo, così come il dolore.

Nel film che tipo di poliziotto interpreta?

Mi sono detto finalmente si spara, pensavo alle gazzelle, agli inseguimenti, più a una cosa in stile “True Detective” o “Gomorra”. In realtà ho interpretato il poliziotto vero, con tutti i suoi problemi del quotidiano, dalla difficoltà di arrivare a fine mese con un salario da fame e un figlio da mantenere, fino alla disorganizzazione nelle forze dell'ordine e i pochi mezzi per contrastare la criminalità, avendo comunque un senso fortissimo del dovere.

Quale è la caratteristica del suo personaggio che le è piaciuta di più?

Ho apprezzato moltissimo questo aspetto di grande realismo. I poliziotti sono quelli che lavorano per difenderci, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, dovendo al tempo stesso convivere con tutti i problemi di un lavoro molto complicato.

Un ruolo impegnativo, difficile e complesso, cosa rappresenta a questo punto della sua carriera?

La voglia di sdrammatizzare da parte di un attore comico c’è sempre, ed è stato molto difficile entrare in un ruolo drammatico, anche se ogni attore comico, ha dentro la tragicità. Pensate a Totò che attraverso la comicità raccontava la fame e la povertà. A Benigni che descriveva i campi di concentramento. Il difficile è essere credibile in un ruolo del genere per chi è abituato a vederti in ben altri posti.

Come è stato lavorare per la prima volta con il regista Calopresti?

Mimmo ha tolto tutta la sovrastruttura tipica di un comico che è abituato a esagerare in tutto, negli sguardi, nella voce e nei movimenti. Lui mi ha detto “devi guardare, senza guardare. Devi camminare, senza camminare. Devi alzare la mano, ma non l’alzare”, quindi ho pensato ora prendo le mie cose e me ne vado a casa, se devo togliere tutto. Invece ho scoperto una cosa miracolosa: si può far capire gli altri molto anche senza doverlo per forza sottolineare con i gesti, ma semplicemente con uno sguardo.

Cosa le ha colpito di più?

Di fronte alla macchina da presa di Mimmo ti senti veramente nudo e ti rende credibile. E’ un esercizio che non è facilissimo. E’ riuscito a sfruttare le mie caratteristiche di comico, lo sguardo, la fisicità, l'inflessione, per puntare però al drammatico. Un’esperienza di vita che porterò sempre con me grazie anche all’aiuto degli altri colleghi che appartengono già ad un cinema, così detto, più impegnato.

La rivedremo di nuovo in un ruolo drammatico?

Questa esperienza non la considero una parentesi, ma una linea retta dove prendo una strada piuttosto che un'altra seguendo sempre la principale, quella dell'attore. Purtroppo solo in Italia veniamo considerati e scelti esclusivamente in base a quello che facciamo. Se fai troppa pubblicità non puoi fare cinema. Se fai cinema non puoi fare televisione e viceversa.

Ma quanto stanno soffrendo gli altri personaggi comici?

Molto da Mario il bagnino, Pierre della discoteca "KITIKAKA" e tutti gli altri, sono addolorati perché hanno paura che non riesca più a entrare nei pantaloni.

E’ mai stato discriminato e non scelto per alcuni ruoli perché è un attore comico?

Se mi è capitato non l’ho mai saputo, sono sicuro però che in molti occasioni qualcuno avrà fatto il mio nome e qualcun altro avrà detto: “Ma stiamo scherzando?”. In questo film ho l’occasione straordinaria di dimostrare che non è giusto avere questa forma di pregiudizio e precludere ad un attore la possibilità di cimentarsi in ruoli così forti. In fin dei conti anche i grandi comici del passato, quando si sono confrontati con ruoli impegnati, hanno lasciato dei capolavori.

Ha dichiarato “il lavoro mi ha salvato la vita in tanti momenti di difficoltà”

Penso che sia per tutti così. Chi non ha un lavoro e un impegno sociale nella vita in questo momento, al di là del fattore economico, ha davanti a se giornate sempre vuote e il minimo ostacolo o la più piccola incertezza viene ovviamente amplificata da questo vuoto. Mentre chi ogni giorno è occupato in tante cose riesce a staccare il cervello dal quotidiano e può pensare a cosa deve fare domani.

Quando non lavora come si distrae?

Purtroppo, ma per fortuna, lavoro. Nel senso che quando smetto di fare una cosa ne sto già preparando un’altra, finito un lavoro ne inizio un altro. Però quando ho tempo libero mi circondo degli amici di sempre, possibilmente non del mio ambiente di lavoro a parte, qualche rara eccezione come nel caso di questo film. Infatti sono diventato molto amico di Fabrizio Ferracane, Thomas Trabacchi e dello stesso Mimmo.

Frequenta sempre gli storici amici toscani?

Certo, sempre. Mi ritrovo spesso con Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni con cui parliamo sempre di tutto e mai di lavoro, andiamo al cinema e a mangiare una pizza.

L’ultimo film che ha visto?

Ho visto “Suburra” e l’ho trovato veramente potente.

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Author Since: Aug 02, 2018

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