Andrea Belfiore, poliedrica e bellissima

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Ciao Andrea e benvenuta su “Palcoscenico”. Nell’arco della tua carriera ti sei distinta in molti campi artistici, dal cinema alla televisione, dalla pubblicita’ al lavoro di giornalista e pr. Come fai a conciliare tutte queste attivita’?

“Sono una persona camaleontica, policroma e curiosa. Spazio da un campo all’altro senza difficolta’, anzi, cambiare spesso mi crea stimoli sempre nuovi ed ho energie a sufficienza”.

Iniziamo cronologicamente con il cinema… Quando hai capito che poteva essere la tua strada e quali film hanno piu’ segnato la tua “formazione”?

“Veramente ho iniziato con il teatro, il Petruzzelli di Bari. Ero poco piu’ di una bambina, ma la considero un’esperienza fondamentale per la mia formazione professionale. Successivamente il mio amore per Roma mi ha portata qui e dopo una serie di concorsi di bellezza, che mi hanno dato una certa notorieta’, il cinema mi ha cercata. Non ho ancora trovato una collocazione ideale, anche perche’ non ho ancora trovato il mio mentore. Ho puntato, e con maggior successo, sulla carriera di fotomodella”.

“Patrick vive ancora” e’ il tuo primo film. Come approdasti in quella produzione?

“Ho sempre preso la carriera cinematografica come un gioco, anche per “Patric” e’ andata cosi’. mi hanno chiamata e scritturata senza problemi, nonostante fossi alla prima esperienza, perche’ dicevano che fossi portata, un talento naturale”.

Solitamente quando si girano “horror” ci sono sempre aneddoti da raccontare… Ne hai qualcuno per noi?

“C’e’ stato un episodio simpatico durante le riprese. Eravamo alla “De Paolis” ed il regista mi chiede di fare un urlo lancinante. Beh, mi e’ venuto talmente bene che negli studi attigui hanno interrotto le riprese e sono corsi nel nostro: credevano fosse successa una disgrazia sul serio!!!!”.

Come ti trovasti con il resto del cast?

“Benissimo, personalmente riesco sempre a creare un clima piacevoleper me e per gli altri”.

“Grand Hotel Excelsior” di Castellano e Pipolo, fu un grosso successo di pubblico grazie ad un cast di stelle della comicita’ come Verdone, Montesano, Abatantuono e Celentano. Quale fu il tuo ruolo?

“Interpretavo il ruolo di una giornalista. nelle previsioni era un ruolo importante, ma, come spesso accade, in fase di montaggio il regista decide di ampliare alcune scene a scapito di altre ed il mio ruolo si e’ via via assottigliato. Peccato perche’ e’ stata unanimemente giudicata una buona interpretazione, da chi ha potuto vederla, almeno”.

Hai ricevuto consigli da questi grandi attori?

“Mai, devi guadagnarti spazio con le unghie e con i denti, nessuno sconto. Forse e’ anche giusto cosi'”.

“Hercules 2” diretto da Luigi Cozzi fu un tentativo di rispolverare il genere “peplum” con protagonista Lou Ferrigno. Che tipo era “Mr.Hulk”?

“Muscoli e cervello, sul tipo di Schwarzenegger”.

In una mia intervista, Cozzi mi disse che l’atmosfera durante la lavorazione del film fu molto rilassata, nonostante la presenza di tante star. Quali sono i tuoi ricordi?

“Molto vaghi e sfumati. Ricordo pero’, con piacere, che ero la piu’ piccola del gruppo, e per questo ero molto coccolata…”.

Arriviamo al grande Alberto Sordi e alla tua partecipazione ne “Il Tassinaro”….

“Sordi, all’inizio, non mi voleva: cercava una donna piu’ grande. Mentre discutevamo fu colpito da una mia frase: “invecchiare e’ facile, basta un bravo truccatore; impossibile e’ ringiovanire”. si convinse e mi prese”.

I rotocalchi rosa vi fotografavano spesso insieme. E’davvero un gran seduttore, l’Albertone nazionale?

“Penso sia il marito ideale. Forse per questo non si e’ mai sposato”.

Parlaci delle tue esperienze in “Voglia di naja” di Sergio Corbucci, “Le Comiche” di Neri Parenti e “Nel continente nero” di Marco Risi…

“In “Voglia di naja” ricordo che ci siamo ritrovati alle sei del mattino in una caserma, dove avevamo allestito la costumeria. Io, dimenticando dove eravamo, uscii nel piazzale con un pantaloncino cortissimo, maglietta attillata e mitra in spalla. In quel mentre passava un plotone in marcia. Beh, dopo essermi passati vicino avevano un aspetto molto meno marziale… In “Le comiche” dopo la mia interpretazione di uno spogliarello, ricevetti l’applauso da parte di tutta la troupe, evento rarissimo: credevano che fossi una professionista; in realta’ e’ stata la mia prima ed unica esperienza del genere. Del film con risi ho un ricordo indelebile: e’ stata la mia prima volta in Kenia, un paese affascinante e misterioso. In quel momento ho capito cos’e’ il mal d’Africa”.

“Io not spik inglish” di Vanzina ti vede in un ruolo piu’ “sostanzioso” e ancora impegnata in una commedia e ancora con un altro mostro sacro della comicita’ come Paolo Villaggio. Si dice che sia un tipo molto serio e riservato fuori dal set….

“Serio, riservato, ma molto disponibile. E di una umanita’ insospettabile”.

Negli anni ti sei quindi specializzata nelle commedie. C’e’ un genere che senti “piu’ tuo” e nel quale non hai ancora avuto modo di recitare?

“Ho sempre fatto commedie perche’ mi hanno proposto soltanto quelle. Anche perche’ mi hanno sempre identificata come la “bonazza” di turno. Mi piacerebbe interpretare un ruolo drammatico”.

Chiudiamo l’esperienza cinematografica con “Hammamet Village” di Nini Grassia…

“No comment. Del resto se dopo questa esperienza ho aspettato un bel po’ prima di riaffacciarmi nel cinema ci sara’ pure una ragione. Lo scorso anno ho ripreso con un film di Bruno Mattei e per quest’anno ho gia’ ricevuto diverse proposte interessanti”.

“Hammamet Village” vedeva protagonisti tanti “sosia” di personaggi noti… Anche tu spesso sei stata fotografata come “sosia”; Cosa ricordi di quei servizi fotografici?

“E’ stato un gioco e tale deve restare: molto divertente ma alla lunga rischi di restarne schiacciato e diventi soltanto il sosia di qualcuno. Preferisco essere citata per quello che sono. E’ quella che amo definire scherzosamente “la sindrome di Perry Mason”: essere confusi con il personaggio che interpreti. E’ successo a molti, oltre che al bravissimo Raymond Burr”.

Nel tuo curriculum leggiamo di moltissime apparizioni televisive in show fortunati come “Premiatissima”, “Odiens”, “Fantastico” e “Sanremo”… Quali ricordi con maggiore soddisfazione?

“Certamente “Odiens” per merito di Lorella Cuccarini, persona dolcissima e disponibile. Non a caso e’ la piu’ amata dagli italiani…”.

C’e’ invece qualcosa che non rifaresti?

“Rifarei esattamente tutto nella stessa, identica maniera. L’unico rimpianto e’, forse, avere rifiutato proposte che si sono rivelate grandi trampolini di lancio per altri. Del resto amo troppo viaggiare e, a volte, giudico la proposta interessante o meno, anche in funzione del luogo dove verra’ girato il film”.

“Tango blu” di Alberto Bevilacqua fu un altro film importante per te, vero?

“Fu un film importante, ed avevo il ruolo da protagonista. una bella esperienza, anche se durante la lavorazione sono cambiate le regole del gioco, e questo non mi e’ piaciuto molto”.

Anche in questo caso, il cast era davvero nutrito….

“Si, e’ vero. ricordo con grande affetto Franco Franchi e Dapporto, due grandissimi attori, purtroppo spesso sfruttati in maniera impropria, soltanto per la propria maschera, un po’ come Toto’. Ricordo anche che Dapporto mi disse che avevo la vitalita’ della grande soubrette, caratteristica che ho sfruttato in seguito come presentatrice”.

Hai anche inciso due dischi, segno della tua grande versatilita’ artistica… Come ti sei trovata nelle vesti di cantante?

“Benissimo, un’esperienza affascinante. Ho tanti amici tra le rockstar internazionali”.

Parliamo della tua vita privata: cosa ami fare quando sei libera dai tuoi mille impegni?

“Adoro giocare a golf, ovunque mi trovi cerco sempre di trovare un po’ di spazio per praticarlo”.

Quale e’ il tuo rapporto con il nudo?

“Ho frequentato per molto tempo villaggi naturisti, all’estero, dove si vive questa esperienza senza falsi pudori; non e’ raro trovarsi a contatto con intere famiglie di naturisti: e’ il modo migliore per insegnare ai bambini a non vergognarsi del proprio corpo”.

Come nacque la collaborazione con quotidiani come “Il Tempo” e “La Stampa”?

“Dicono che ho una grande fantasia, quindi non ho necessita’ di “occupare” spazi, ma li invento; le mie proposte sono state accolte con entusiasmo e mi hanno affidato rubriche create ad hoc. Ho un modo di scrivere essenziale ed immediato, che piace; inoltre non ho l’aspetto della giornalista canonica e questo mi aiuta a mettere l’intervistato a proprio agio”.

Che sensazione hai provato ad alternare il ruolo di intervistata a quello di intervistatrice?

“L’importante e’ essere sempre e comunque protagonista!!! Scherzi a parte l’intervistato e’ sempre un personaggio, e riceve gratificazione dal fatto che qualcuno voglia intervistarlo, ma e’ un soggetto passivo; e’ l’intervistatore intelligente che conduce il gioco, e determina l’esito dell’intervista. Quindi stai bene attento: se l’intervista non riesce e’ solo per colpa tua, in caso contrario e’ merito nostro…”.

La tua esperienza di “p.r.” per locali prestigiosi come il Ciak e l’Alien….

“Io sono un animale notturno e la discoteca e’ il mio habitat naturale. Posso affermare di aver inventato il ruolo di p.r., spesso confuso con quello di organizzatore, personaggio che provvede soltanto a reclutare gente. La p.r., almeno nell’accezione che intendo io, vive e gestisce il locale spesso piu’ del proprietario; e’ la vera padrona di casa: crea gli eventi, seleziona le persone adatte all’evento, le fa socializzare, li sistema in posizione strategica, in modo da dargli visibilita’ ma non scocciature. I segreti di una buona p.r. sono un paio di scarpe comode ed il sorriso stampato in faccia”.

Bene Andrea siamo arrivati alla fine di questa piacevole chiacchierata. Manda un saluto “telematico” a tutti i lettori di “Palcoscenico”, collegati in questo momento….

“Per salutarvi cito una massima che mi ha accompagnato nel corso della mia vita: “Non ti e’ mai dato un sogno senza la possibilita’ di realizzarlo”. Io ho realizzato buona parte dei miei, vi auguro di realizzare i vostri”.

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