Luca Lionello, circondato dall’arte

Ciao Luca e benvenuto su “Palcoscenico”.
Iniziamo questa lunga chiacchierata parlando del tuo avvicinamento al mondo della recitazione….

non mi ci sono mai avvicinato
inutile
ne sono sempre stato circondato
un assedio

Come hanno accolto in famiglia la decisione di perseguire la carriera artistica?

Si sarebbero stupiti del contrario!

Quali film ti hanno “formato” e convinto in qualche modo a recitare?

In verità le sise di Paola Borboni che mio padre mi obbligava a palpare, a circa 7 anni per farmi un adeguato metro di paragone (esperienza notevole!). Accadeva sul set di ROMOLO E REMO di Pingitore. Per quanto riguarda i titoli veri e propri dei film mi viene in mente qualche roba di Bruce Lee – Godzilla – I morti viventi – L’esorcista , poi Grease, Un mercoledì da leoni, Il cacciatore, Apocalypse Now, American Gigolò, Rhomer, Picasso, Lorca, Schifano , Pessoa, Brasil , capisci? E’ come un grande secchio!! Il manico è fatto di Amarcord, Blade Runner, Ben Hur, Kubrick, Leone – situazione.

Il tuo esordio è stato con il film di Bellocchio, “Il diavolo in corpo” vero?

No, con I quattro del PaterNostro di Deodato con Villaggio, Lionello, Montesano, Pippo Franco… forse avevo 6 anni, stavo su un cavallo – da allora non sono mai sceso.

Ti sparo adesso un titolo di un film che era un “cult” per gli adolescenti anni ’80 e voglio sapere da te aneddoti e ricordi: “Sposerò Simon Le Bon”….

Questo è un film fondamentale. GianMarco Tognazzi s’innamora perdutamente di Juppy Izzo, accanna la sua fidanzata (non mi ricordo) e le loro vite cambiano. Il film esce, fa cmq un qualcosa e quando va in tv fa 10-11 milioni di audience, così ininterrottamente per le visioni successive, ma la mia vita non è cambiata. Juppi e Gian Marco si lasciano ma in compenso si fidanzano Ricky e Simona.

Con Gianmarco Tognazzi avresti lavorato spesso anche in seguito;
E’ facile mantenere amicizie tra colleghi oppure rivalità e invidie sono all’ordine del giorno?

Quando è accaduto è sempre stato il destino… dal quale siamo indissolubilmente uniti. E’ l’unico nevrotico che mi rilassa.

Cosa ti hanno lasciato queste prime esperienze lavorative e quale ricordi con più soddisfazione?

Con più soddisfazione ricordo un’immensa spiaggia bianca piena di cavalieri argentati al galoppo sfrenato e poi tutti scomparire dentro una grande buca scavata giorni prima e ricoperta ad arte, come un miraggio…
era la più grande caduta al cavallo mai filmata.  Io non ci lavoravo ma è come se avessi tolto ogni granello da quella buca.
ETTORE FIERAMOSCA; Bud Spencer, Philippe Leroy, mio padre e molti altri; ancora oggi con gli stunt-men quando c’incontriamo sui set ‘sta storia della caduta esce sempre.

C’è qualche film che invece penti di aver fatto, oppure qualche occasione che hai perso?

Quelli di cui mi pento, che sono moltissimi, sono quelli dai quali ho tratto il migliore insegnamento.  Quei treni che ho perso, invece, in realtà non li ho persi; sono rimasto semplicemente sul mio vagone… però mi sarebbe molto piaciuto recitare un testo scritto da Ugo Chiti apposta per Pupella Maggio e me, su esplicita richiesta della immensa artista.

Domanda da un milione di euro: per il lavoro che fai, un cognome come il tuo, è più un peso o una agevolazione?

Dipende da che parte stai della bilancia… il guaio è che qui è come una partita di tennis tic-tac ora sei bilancia e d’improvviso prosciutto.

Quale era il tuo ruolo in “Paprika” di Tinto Brass?

Sono nel director cut, comunque il mio ruolo era uno strano pittore che si vuole scopare la Caprioglio, cioè  le vuole fare il ritratto al culo però è come se avesse un terzo occhio sulla nuca, un tipo che si guarda un po’ le spalle, mentre imbratta di rosso quel mondo culo bianco di Debora, facendone timbro divino su un gigantesco foglio candido.

Cosa pensi di Brass e del genere erotico in particolare?

Brass è un genio e come tutti i geni ogni tanto scopa, pardon fuma il sigaro –
situazione.

Molte sono state le tue esperienze televisive; In “Una famiglia in giallo” hai recitato con il grande Ugo Tognazzi.
Come era fuori dal set Tognazzi “padre”? Ti ha dato consigli utili per il tuo ruolo?

Trovati da solo con Ugo, un leone, in una roulotte a provare una scena che al leone non piace. Ma il leone ha fame ed è quasi ora di cena. Capisci tutto al volo. Probabilmente Ugo era un angelo e gli angeli non danno consigli, al limite cucinano. il cibo degli angeli.

“Operazione Odissea” e “Blindati” entrambi di Claudio Fragasso sono stati primi episodi di una sorta di trilogia “action” conclusasi con “La banda” di cui parleremo in seguito.
Ricordi e aneddoti di questi due film e di “Colpo di sole” sempre di Fragasso…

Beh, Colpo di sole è una cosa molto particolare, nasce da un’incontro di artisti: io, Cinzia Carrea, Claudio Fragrasso e Rossella Drudi. Dopo un mesetto stavamo già girando, un po’ così sull’istinto. Io e Cinzia vincemmo il festival del cinema Mediterraneo come interpreti, ma il film non è ancora arrivato nelle sale, in un certo qual modo si è perso nelle banche, così – storie di cinema. Esiste una cassetta però, tuttora in possesso di Ghezzi. Film molto interessante: è la storia di un incontro tra un maniaco sessuale e una delle sue vittime, solo che lei è più maniaca di lui, tutto dentro il caldo di una Roma deserta, ferragostiana. Questo incontro-scontro cambia le loro vite, ora sono un po’ più equilibrate, forse.

Sbaglio o “Blindati” è rimasto inedito?

Lo vedrai in inverno su canale 5.

Recentemente hai girato “Gli occhi dell’amore” per Giulio Base e “San Francesco” per Michele Soavi.
Cosa ti hanno lasciato queste due esperienze televisive e cosa pensi dell’esplosione di fiction avvenuta negli ultimi anni?

Nulla. E’ esplosa la fiction?!

Torniamo al cinema e arriviamo al film “Il cielo è sempre più blu” di Antonello Grimaldi, che vedeva la presenza di un cast incredibilmente vasto.
Parlaci del tuo ruolo….

Interessante, che dire? Io, Tognazzi nel senso di Gianmarco e Paco Reconti, così rapinatori allo sbaraglio finiamo tutti secchi per via di Barbareschi.

“Il decisionista” ti vede nuovamente al fianco di Gianmarco Tognazzi e con le musiche del tuo amico Sergio Cammariere…
Come mai secondo te il film non ha avuto particolare successo?

Perché nel cinema c’è un certo snobbismo.

Uno dei film che preferisco è “Il delitto di Via Monti Parioli” di cui tu sei protagonista.
Come sei arrivato a questo film?

Il copione passava per casa Martino, lui credo mi abbia consigliato a Bonifacio, che cmq stava per chiamarmi. Nel frattempo io, prima che Bonifacio attaccasse con Martino, entravo nell’ufficio di Bonifacio e gli sparavo STORIA, SITUAZIONE. Sai ai registi quando gli fai così, o ci restano secchi o tu fai il ruolo.

In una intervista lasciata a “Nocturno Cinema” (rivista per la quale collaboro da 2 anni) il regista Antonio Bonifacio disse di te: “Luca Lionello è il migliore tra tutti i figli d’arte…ha un buon carattere e soprattutto è uno che “buca” lo schermo…
Devo dedurre che l’esperienza de “Il delitto..” sia stata positiva per tutti, no?

Guarda, adesso lo chiamo!  subito!  perché il “Delitto” merita di avere un seguito non sai quant’é simpatico Bonifacio, chiamalo pure tu.

Nel film figurano alcuni nomi di quella che può essere definita una “nuova generazione romana”, ovvero Ivano de Matteo, Veronika Logan e Lele Vannoli, oltre te naturalmente.
Quale tra i tuoi colleghi-amici (anche tra quelli non presenti nel film) credi abbia le carte in regola per affermarsi alla grande, come in passato successe a Mastandrea e Tognazzi jr?

Tutti, la strada è lunga, prima o poi usciranno fuori tutti. Spero solo che trovino qualcuno, comunque io faccio il tifo per Lovino e Santamaria.

Recentemente ti ho ammirato ne “La banda” di Claudio Fragasso.
Nel film tu hai un ruolo da “cattivo”…cosa hai pensato dopo aver letto il copione?

Ho pensato: questo al cinema me lo andrei a vedere; nel frattempo mi era già salito un certo accento albanese…(nel film Luca interpreta un trafficante albanese ndr.)
Fare un film con Fragasso è una cosa stupefacente, grande feeling.

Dove sono state girate le numerose e spettacolari sequenze d’azione?

Agli ex studi De Paolis.

Parlaci del “making” del film che hai diretto tu….

… ero io che giocavo con la telecamerina sul set, e lui mi ha concesso il privilegio.

Cosa pensi del risultato finale del film e quale è la tua opinione circa i film “di genere”?

Il film è una bomba. Tutti i film sono di genere, genere umano, sono solo belli o brutti, ma a volte anche quelli brutti sono belli – storia.

Il film è stato lanciato in pratica direttamente per il mercato vhs senza una adeguata “preview” cinematografica, nonostante il meritato premio ottenuto al Festival di Viareggio.
Non ritieni che il cinema “di genere” italiano sia stato troppo penalizzato negli ultimi anni?

Il cinema è morto, deve essere stata “l’esplosione della fiction”… cioé è morto il pubblico, il cuore delle persone è morto. E questa continua penalizzazione del morto è inutile, poiché è morto. Se facessimo finta di nulla, come se fosse vivo, allora non ci sarebbe problema. Torno appena da Karlovy Vary, uno tra i festival più importanti del mondo, dove ero in concorso con il film “l’Italiano” di Ennio De Dominicis (film anche quello, come Colpo di Sole, con le musiche originali di Sergio Cammariere), tra l’altro unico film italiano in concorso. Beh, c’erano inviati e giornalisti da tutto il mondo, comprese le più grandi testate italiane che non ci hanno fatto nemmeno un’intervista ,  capisci i canadesi gli iraniani ci intervistavano e l’unità la repubblica niente! neanche una domandina. Evidentemente siamo tutti morti e l’intervista al morto è ridicola.. in edicola.

Parliamo ora delle tue numerose esperienze teatrali…
Raccontaci della tua “prima volta” sul palcoscenico….

Non mi ricordo, non saprei, sono numerose e confuse.

Come è nata la lunga collaborazione con il regista teatrale Enrico Maria Lamanna?

Non lo so mi sembra di conoscerlo da sempre a un certo punto è apparso si è materializzato chiedendomi di fare uno spettacolo. Io gli dissi di no, che lì serviva un genio, uno bravo insomma. Troppo tosto troppo difficile.
Tre mesi dopo debuttammo al “Todi Festival” e le nostre vite cambiarono.
Fu uno tra i maggiori successi di critica dal dopo guerra.
Lo riprendemmo poi a Roma per quasi tre mesi di repliche esaurite. “Le cinque rose di Jennifer”. Che spettacolo!

“Le cinque rose di Jennifer” ha fatto parlare molto,ottenendo riscontri positivi ovunque e in particolar modo grazie alla tua recitazione….

E’ Ruccello l’autore che è un genio.

In definitiva, quale delle rappresentazioni teatrali ti ha soddisfatto maggiormente?

Spero di avere sempre sete. comunque nel “Mar del vino” di Oddone Cappellino si sono sommate tutte le mie esperienze artistiche credo.
al teatro Erba di Torino accadde qualcosa di molto particolare.
Merita un capitolo a parte!

Parliamo della vita privata…vista l’amicizia con il grande musicista Sergio Cammariere immagino che tu sia un appassionato di musica “colta”…quale è la tua colonna sonora ideale?

Piazzolla.

Teatro, cinema e televisione…ordinali per preferenza….

L’arte è una cosa che nasce attraverso la sofferenza e nei luoghi più strani

Nella tua carriera ti sei cimentato anche come autore televisivo e doppiatore…
Pregi e difetti di queste due attività?

Il mondo è fatto dagli autori e il doppiaggio è la voce del mondo
ma noi in italia abbiamo esagerato col doppiaggio, lo facciamo troppo e spesso con risultati eccellenti; questo secondo me sta falsando l’immaginario collettivo di una nazione.

Hai diretto videoclip e cortometraggi…a quando l’esordio da regista cinematografico?

Mi appello al quinto emendamento (la risposta potrebbe incriminarmi).

Altra domanda molto complessa…hai lavorato con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Claudia Cardinale, Alain Delon, Giuliano Gemma, Gigi Proietti…c’è qualche altro grande attore con il quale ti piacerebbe recitare?

Peter Pan!

Chiudiamo questa intervista anticipando ai lettori di “Palcoscenico” i tuoi prossimi impegni artistici….

Le cinque rose di Jennifer quest’inverno al Teatro Sala Umberto di Roma.

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