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Ho scelto di scrivere solo ora di Gigi Sabani, a più di un mese dalla scomparsa. Farlo subito era impossibile, colpa della grossa emozione, del sentimento di tristezza che ho avuto per la sua famiglia e per la mia amica, collaboratrice di sempre Raffaella, che di Gigi era felice compagna da un anno. Ma se ho tardato a lasciare un ricordo è anche a causa della ritrovata (e ipocrita) esposizione mediatica dell’artista Gigi, classica tradizione tutta italiana che mira a distruggere un uomo sulla base di accuse infamanti salvo poi rivalutarlo anche professionalmente solo dopo la sua scomparsa. Allora ho preferito far sbollire “l’evento”, aspettare che i tanti “amici” riaffiorati nei giorni successivi alla morte sparissero nuovamente per poter scrivere qualcosa. Non sarà certo io a dilungarmi per l’ennesima volta sul ruolo che ha avuto Gigi Sabani per la storia della televisione italiana. Un artista poliedrico, imitatore, presentatore ma anche attore e cantante con tanto di partecipazione al Festival di Sanremo su cui lui spesso ritornava con grande ironia, ricordando la sua inadeguatezza nel sopportare i ritmi e le “follie” che da sempre sono il vero succo del Festival. Come attore, una divertente prova ne “Gli inaffidabili“, commedia amara di Jerry Calà in cui Gigi interpretava un noto presentatore televisivo in crisi personale, un ruolo che aveva molto di autobiografico.

Il giorno del funerale sono stato molto male nel vedere Raffaella in lacrime, distrutta dal dolore, proprio lei che è l’unica persona che ho visto sempre sorridere (“Hai gli occhi che sorridono” le dico spesso), un animo buono, proprio come Gigi.

Non riuscivo a reggere il suo sguardo, ero come impietrito. A confortarla c’era Valerio Merola, uno dei pochi, grandi amici di Gigi, venticinque anni di “fratellanza” e una triste vicenda in comune che li unirà ancora di più. In Chiesa, accanto a me, un noto presentatore si domandava perché solo adesso, troppo tardi, tutto il mondo dello spettacolo (o quasi) fosse presente a salutare Gigi, da anni abbandonato dal “sistema televisivo” ma non dal suo pubblico. Eppure bisogna andare avanti, anche di fronte a tragedie così grandi e inaspettate, condite da ipocrisie che spesso sono più evidenti dell’affetto che in tanti, sinceramente, hanno tributato a Gigi. In un panorama televisivo, mai squallido come quello attuale, in cui tutto diventa “trash”, non bisogna dimenticare ciò che Gigi Sabani ha regalato a noi spettatori per quasi trent’anni con garbo, professionalità e quella risata dirompente e contagiosa che mi manca molto.

Luca Cirillo

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