Al Cinema: A DANGEROUS METHOD di David Cronenberg – Psicanalisi e triangoli d’autore

Due curiosi triangoli paralleli sono alla base dell’interessante intreccio di “A DANGEROUS METHOD” di David Cronenberg (Videodrome, The Fly, Crash, A History of Violence, La promessa dell’assassino). Il primo è costituito dal libro di John Kerr “UN METODO MOLTO PERICOLOSO” (Frassinelli editore, titolo orig. “A Most Dangerous Method”) che ha ispirato l’adattamento teatrale di “The Talking Cure” (“La terapia delle parole”), andato in scena con gran successo al National Theatre di Londra dal 2003, che a sua volta ha fornito lo spunto per elaborare l’ottima sceneggiatura cinematografica realizzata dallo sceneggiatore Christopher Hampton, autore anche del testo della pièce. Il secondo triangolo, invece, è proprio quello raccontatoci dal film del regista canadese, cioè quello intervenuto tra Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e Sabina Spielrein. In quanto la Spielrein, dal 1904, venne curata dal ventinovenne Jung, divenendo successivamente la sua amante. Il tutto mentre Jung si incontrava con Freud, o gli scriveva per lettera, anche a proposito della Spielrein, che una volta guarita, e laureatasi in psicologia, finì per influenzare con le sue tesi sia il padre della psicanalisi che l’”allievo”, poi antagonista, operante a Zurigo.

Ed è proprio il ruolo di Sabina Spielrein, in questa sorta di triangolo psicanalitico con Freud e Jung, ad aver colpito Croneberg, che infatti spiega così la sua particolare attenzione verso questo personaggio femminile: “Sabina ha dato un grosso contributo alle teorie di entrambi, cosa che nessuno sapeva prima che fosse scoperto il suo epistolario con Freud e Jung. In queste lettere l’articolazione del pensiero, le teorizzazioni e i ragionamenti apparentemente astratti tradivano, in realtà, tutta la loro passione. Si tratta di personalità veramente affascinanti e di una storia meravigliosa”.

Parole che evidenziano tutta la passione che il regista ha immesso in questa sua nuova, splendida pellicola. Che anche rispettando i crismi di un’attenta prassi fedelmente biografica, affidata a testi ad epistolari documentati, non manca di esprimersi nel tipico linguaggio di questo autore, caratterizzato da un estremo e vigoroso coinvolgimento emotivo, a cui Viggo Mortensen (per Freud), Michael Fassbender (per Jung) e una superlativa Keira Knightley (per Sabina) hanno contribuito con tutta la loro forza espressiva, per un film sicuramente tra i più belli di quest’annata cinematografica.

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