Bruno Conti: "La Roma è stata la mia vita!

“Maradona mi diceva di andare con lui al Napoli, ma il mio cuore è stato sempre giallorosso”, un Bruno Conti inedito on questa lunga intervista.

Bruno Conti, classe 55, nato a Nettuno, vicino Roma, non ha certo bisogno di presentazioni. Il suo nome è sempre stato legato alla Roma, con la quale nella stagione 1982.1983 ha vinto anche lo scudetto. Terminata la carriera calcistica, ha intrapreso la carriera dirigenziale entrando nei quadri della società giallorossa, della quale ha ricoperto per alcuni mesi anche il ruolo di allenatore.

Cosa rappresenta la Roma per te?
La Roma è tutta la mia vita, nel ’74 ho esordito in A con Liedholm. Mio padre era un grande tifoso della Roma, con mamma hanno cresciuto 7 figli e io ho dato loro la soddisfazione di giocare con i giallorossi. Io giocavo a calcio e a baseball da piccolo, ma la passione della Roma non si spegne.

Ha mai pensato di allenare la Prima Squadra?

Naturalmente è sempre stato il mio sogno, ho allenato anche gli Esordienti, poi sono stato chiamato quando c’era la gestione Sensi-Mezzaroma per occuparmi dei giovani, abbiamo risollevato il settore giovanile e nella famosa stagione 2004/2005 fui chiamato da Rosella Sensi per la Prima Squadra e accettai di trascinare la Roma fino alla fine di quell’anno incredibile. Purtroppo però, dopo quella parentesi, sono tornato al settore giovanili.

Che ricordo ha di Di Bartolomei?
Agostino lo conobbi in una partita amichevole da piccolo, l’anno dopo la Roma mi prese con la Primavera. Era il mio, il nostro capitano, che ci metteva la faccia nei momenti di difficoltà, aiutava i giovani. Ha fatto tante cose per il calcio.

Lei stata una famosa ala del calcio, forse l’ultima…
Oggi il calcio è cambiato e parliamo di esterni. Prima c’erano i Causio, i Sala e i Donadoni, grandi campioni. A parte la fase offensiva anche io tornavo sempre a difendere, oggi non si sente più parlare di ala.

Si rivede in qualche giocatore della Roma?
Si parlava tanto di Iturbe, che aveva anche il numero 7. Ora c’è Florenzi, è bravo sia in fase offensiva che difensiva. Ha grande tecnica, sa crossare dal fondo alla grande. Diciamo Florenzi.

Quale squadra è stata più vicina a lei, oltre la Roma, naturalmente?
Il Napoli di Maradona, quando giocavamo contro lui questo grande campione diceva sempre di venire a Napoli. E’ successo anche dopo e non potrò mai dimenticare, prima di una tournée con la nazionale, in un ristorante coi miei figli Dino Viola fece una battuta a mio figlio disse “A Napoli da Maradona”. Il giorno dopo mi fece firmare il rinnovo.

L’abbiamo vista molto commossa durante l’addio a Totti…
Francesco dalla Roma e dalla Nazionale ha avuto tutto, però credo che ci sia stata una mancanza di rispetto nella parte finale della carriera di Totti. Francesco non meritava questo. Nella sua ultima partita ho portato tutta la famiglia allo stadio, è stata veramente emozionante. Chi è che non ha pianto? Francesco è la Roma, l’ho visto crescere, gli voglo bene.

Cosa possiamo dire a Perotti dopo il rigore sbagliato?
Che io l’ho sbagliato in una finale di Coppa Campioni, dopo abbiamo vinto la Coppa Italia. Diego, sei grande, Forza Roma!

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