Antonella Ponziani ci racconta l’incontro con Fellini

Ciao Antonella, questa se non sbaglio è la tua prima intervista “via email”, cosa pensi della comunicazione telematica e delle potenzialita’ di Internet?

“Si’, questa e’ la mia prima intervista via e-mail, e sono molto felice di farla con Palcoscenico. Io penso che le potenzialita’ della comunicazione via Internet siano enormi e abbiano aperto nuovi modi di vivere e di lavorare per tante persone, ed io intendo utilizzare al massimo le potenzialita’ offerte da questo nuovo mezzo di comunicazione. Lo vedo come un’opera incompiuta, che tu puoi arricchire e cambiare in ogni momento, e quindi questo stimola la fantasia, perche’ sai che arrivi a tantissime persone molto rapidamente. Questo soddisfa pienamente la mia personalita’ irrequieta, mai paga e soddisfatta, ma sempre col desiderio di migliorare ed evolversi, proprio come Internet”.

La tua carriera non poteva iniziare meglio….1987 “Intervista” di Federico Fellini. Quali insegnamenti ti ha lasciato un maestro come lui?

“Sicuramente un insegnamento che poi e’ legato anche al modo in cui ci siamo incontrati: osare di fare qualcosa che inizialmente si ha paura di fare e che sembra essere solo un sogno irraggiungibile. Poiche’ nel momento stesso in cui si osa tentare, scopri che ce l’hai fatta. Quando andai a cercare Fellini, senza nessun appuntamento, osando sperare di poter lavorare immediatamente con lui, successe. Lui apprezzo’ molto questo mio spirito di iniziativa, quindi il mio motto e’ “chi osa vince”. E’ stato un impatto forte iniziare con quel tipo di cinema internazionale, era un’ebbrezza, e credo che quello che mi sia rimasto sia proprio la forza di un essere umano che crede in qualcosa, anche nel voler materializzare il suo mondo interiore di sogni, di fantasia e di speranze, cioe’ di colorare, di vedere il lato piu’ poetico della vita. Ogni volta che lui riusciva a fare un film, era sempre un po’ un miracolo, data la mole di soldi e persone coinvolte, nella situazione in cui si trova il cinema italiano”.

Sappiamo che nutri una grossa passione per la musica jazz e la poesia, suoni il sax e sei una delicata disegnatrice. Pensi che questa ampiezza di “vedute” in campo artistico, ti sia stata d’aiuto per l’attivita’ di attrice?

“Mi e’ stata fondamentale per la mia vita, prima di tutto. Avere varie possibilita’ espressive mi da la sensazione di liberta’ di cui ho bisogno. Prima di lavorare con Fellini, ho iniziato a frequentare jazzisti, scoprendo il mondo meraviglioso del jazz e del blues, e mi ha talmente riempita che mi ha fatto dimenticare la frustrazione degli inizi. Essendo protagonista della mia musica ero felice. In piu’ la musica mi ha dato quella morbidezza, quella musicalita’, quel ritmo, che giocano un ruolo molto importante nell’interpretazione di un personaggio. Anche ora, che tra un film e l’altro mi sto dedicando al mio disco, la musica continua ad essere una grande fonte di gioia e d’ispirazione per me”.

Tornando ai film da te interpretati, arriviamo al bellissimo “Soldati” di Marco Risi e il grottesco “Tango Blu” di Bevilacqua, che annoverava un ricchissimo cast per “cinefili”. Come giudichi queste due esperienze?

“Certo, “Soldati” fu una bella esperienza, c’era un bellissimo clima di amicizia e infatti non mi sono stupita del successo avuto. “Tango Blu” effettivamente era un’esperienza grottesca quanto era grottesco il film. Ero l’unica giovane del film mentre tutti avevano carriere avviatissime alle spalle, erano tutti molto piu’ grandi di me, c’erano due generazioni tra di noi, e in quel periodo sperimentai la solitudine, pur lavorando”.

Trovo molto interessante l’esperimento di trasposizione cinematografica dell’opera “Crack” di Franco Bertini, melodramma a mio avviso molto vicino per temi ad un moderno “Rocco e i suoi fratelli”. Tu sei stata protagonista di entrambe le versioni e da qui l’eterno dilemma: meglio il cinema o il teatro?

“Sono due esperienze difficilmente paragonabili, due modi diversi di essere attore. Io personalmente amo di piu’ il cinema, perche’ e’ qualcosa che fai una volta, e’ irripetibile, e poi vai avanti con nuovi progetti. Pero’ amo anche il teatro, soprattutto quando e’ legato alla musica. Ad esempio, amerei fare un musical”.

“Un’altra vita” di Mazzacurati e “Verso Sud” di Pozzessere ti impongono definitivamente all’attenzione della critica,tanto da riuscire,con il secondo di questi, ad aggiudicarti i prestigiosi David di Donatello e Nastro d’Argento. Nonostante cio’, hai sempre continuato una sorta di “ricerca” dei copioni “giusti” senza lasciarti intrappolare dal cinema di cassetta. Come hai fatto a restare con i “piedi per terra” dopo queste notevoli affermazioni personali?

“Non mi sono mai sentita “arrivata”. Ogni premio e riconoscimento e’ stato per me un nuovo punto di partenza, non di arrivo. Sicuramente la mia ingenuita’ ha giocato un grosso ruolo, non mi sono mai resa conto di quanto fosse importante essere famosi, talmente ero concentrata sulla voglia di diventare sempre piu’ brava a dare e ricevere emozioni. Ci sono dei film, che sono dei punti di riferimento importanti nella mia vita. Mi hanno aiutata a vivere meglio, ed io ho sempre puntato ad essere in grado di fare qualcosa di simile”.

“Le donne non vogliono piu'” di Pino Quartullo, ti vede co-protagonista nell’inedito e divertente ruolo di una ragazza omosessuale con forte desiderio di maternita’, regalandoci una interpretazione molto misurata. In quale genere credi di trovarti maggiormente a tuo agio?

“Io mi sono sempre sentita molto portata a fare ruoli brillanti, tragicomici. Alle volte le persone a me vicine mi chiamano “cartone animato”. Ma se ho interpretato cosi’ tanti ruoli drammatici, e’ perche’ dentro di me c’era un dolore, che doveva essere espresso”.

La carrellata di grandi registi con i quali hai avuto la fortuna di lavorare continua con Monicelli e “Cari fottutissimi amici” che ti vede al fianco di un altro grande del cinema italiano, Paolo Villaggio…..

“Ogni film e’ un’esperienza unica, come sono uniche le persone. Incontrare e lavorare con Monicelli che aveva realizzato molti dei film italiani che avevo amato e visto ripetutamente, tipo “L’armata Brancaleone”, che avevano riempito la mia infanzia, fu emozionante. Con Paolo Villaggio il film e’ continuato anche fuori dal set, e’ una persona che ha tra i vari pregi il gusto del giocare sempre, qualita’ che io apprezzo molto”.

Nuovo film, nuovo premio…il “Ciak d’oro” per “Ferie d’agosto” di Paolo Virzi’. Di questo film come del recente “Le Sciamane” mi resta forte il ricordo di un bravissimo attore andato via poco tempo fa,Piero Natoli. Vorrei che ci lasciassi un tuo ricordo su questo simpatico ma sfortunato artista.

“Natoli era un mio amico, e non lo considero sfortunato, ne’ come artista ne’ come uomo, perche’ e’ stato sempre se stesso, e ha vissuto la vita con sincerita’. Ha realizzato i films che voleva come regista, e come attore ha fatto molte interpretazioni indimenticabili. L’ultimo film che stava realizzando come autore, ha un titolo che riassume il suo modo di pensare: “Il mondo e’ fatto a scale”. Natoli era un ribelle e non ha mai fatto nulla per essere ‘famoso’, ha sempre messo avanti nella sua vita le persone, gli amici, e la gioia di stare con chi gli piaceva veramente prima di ogni altra cosa. Pensare a ‘Ferie d’Agosto’ e le ‘Sciamane’ mi fa venire tanta nostalgia”.

Cosa ti ha spinto a passare dall’altra parte della cinepresa, per realizzare i tuoi “corti” e soprattutto il divertente lungometraggio “L’ultimo Mundial” con Alessandro Haber e Angelo Orlando?

“Ho sempre saputo che l’avrei fatto. Amo troppo “disegnare”, raccontare delle storie attraverso dei volti, e non necessariamente attraverso il mio. Infatti avevo gia’ realizzato tre cortometraggi prima dell’Ultimo Mundial, e l’Ultimo Mundial stesso doveva essere il quarto cortometraggio, ma poi e’ diventato un film ed e’ stata un’esperienza bellissima, molto divertente che a tutti noi del film ha unito molto, e tutt’ora ci vediamo e stiamo insieme. Ho soprannominato il gruppo “I soliti soggetti”…”.

Tornerai alla regia o credi che sia stata solo una parentesi?

“Sicuramente tornero’ alla regia, non so quando ma succedera’. Sto scrivendo un soggetto che mi fa molto ridere, pur avendo appunto quella classica caratteristica del tragicomico che mi e’ cosi’ congeniale, perch e’ cosi’ che sento la vita”.

Un piccolo ma intenso ruolo e’ quello interpretato in “Metronotte” accanto a Diego Abatantuono. Il film purtroppo non ha avuto il successo che meritava, e a proposito di questo volevo chiederti se credi che ci sia la possibilita’ in Italia, di abbinare piu’ spesso consenso popolare a qualita’ dell’opera.

“Sicuramente si’, se la qualita’ e’ abbinata alla parola “spettacolo”. Ultimamente il cinema italiano sta tornando di nuovo alla riscossa”.

La piu’ recente affermazione cinematografica e’ stata con il film “Le Sciamane”, nel quale interpreti una giovane donna alle prese con lo stress anche a causa di una famiglia composta da persone esageratamente bizzarre. Come e’ stato invece il rapporto con la tua “vera” famiglia?

“Molto molto simile. Anch’io ho una famiglia molto bizzarra di cui non potrei fare a meno. Mio padre, purtroppo, l’abbiamo perso molti anni fa, il resto della famiglia, mia madre e i miei tre fratelli, sono persone parecchio irrequiete, proprio come me. Per fare un elenco rapido delle similitudini tra la mia famiglia e quella delle ‘Sciamane’ dico solo che mia madre e’ fissata con il ballo, il tango, e va sempre a ballare. Mio fratello Maurizio e’ pianista jazz, ci siamo ‘litigati’ il pianoforte per anni. Cinzia, mia sorella piu’ grande, e’ cintura nera di judo, insegnante di tante altre discipline sportive, e personal trainer. Mia sorella minore Francesca, laureata in filosofia, e’ anche un’attrice, una modella, e una ginnasta (… e ci rimprovera sempre!!)”.

Un clamoroso successo televisivo e’ stata la fiction “Il bello delle donne” terminata da poco, e che ti ha visto accanto a “regine” come Virna Lisi e Stefania Sandrelli. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

“E’ bello avere successo. Sentivo dentro di me che questa fiction sarebbe piaciuta perche’ arrivava alle persone con semplicita’ e le persone potevano identificarsi. Il rapporto con queste due attrici, cosi’ come con tutte le altre, e’ stato piacevole. Siamo state molto collaborative tra di noi, e l’esperienza nell’insieme e’ stata molto positiva”.

Per concludere, lancia un messaggio telematico ai numerosi “lettori” di Palcoscenico…

Quello che ho notato in questi anni, e’ che le persone che continuano a credere nei loro sogni ed ideali e che lottano per perseguirli (e non e’ facile certe volte resuscitare dallo sconforto), che non si adeguano agli schemi che questa societa’ impone per ottenere certi risultati, ma mantengono pulita la propria dignita’ e onesta’, sono sicuramente piu’ felici. Il mio messaggio e’ semplice ed e’ in fondo quello di cui parliamo spesso con le mie amiche, e cioe’ che siamo noi, cominciando dal piccolo, da noi stessi, ad invertire la rotta ‘del morte tua vita mia’ in cui siamo precipitati.

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