La mia vita a stelle e strisce di Massimo Ceccherini

Siamo uomini o colonizzati?

Se siete amanti della commedia grottesca, con l’aggiunta di una massiccia dose di trash, “La mia vita a stelle strisce” di Massimo Ceccherini è proprio il film che fa per voi. La vicenda narrata nella pellicola è presto detta: Lando (Massimo Ceccherini), contadinotto alquanto naif della campagna toscana, dopo aver ritrovato i propri parenti americani “grazie” al programma televisivo “Carramba”, subisce l’invasione dei parenti a stelle e strisce nel proprio casolare. I parenti, più inverecondi che mai, sono la zia Giuly (Manuela Magherini), una cicciona di 150 chili vittima della bulimia, il marito Jack (Cyrus Elias), ex colonnello dei Marines molto “fuori di testa” e il loro figlio Nicolas (James Holly), un antipaticissimo marmocchio divoratore instancabile di videogames. Naturalmente, questo insopportabile terzetto americano finisce per sconvolgere le tranquille abitudini di Lando, che in più deve ingurgitare la rumorosa sveglia all’alba dello zio Jack, l’installazione di una parabolica per ricevere l’onnipresente CNN, le interminabili liste della spesa della zia Giuly e delle festicciole in stile americano, vedi “Halloween” e “il giorno del ringraziamento”, che gli saccheggiano zucche e l’adorato tacchino. Ciò che sembra salvare la situazione è l’arrivo di un’altra parente americana, la cugina Wendy (Victoria Silvstedt), che con la sua sconvolgente bellezza infiamma il cuore di Lando e dell’intero contado circostante. Come andrà a finire con tutte queste situazioni esplosive? In verità non intendiamo rivelarvi tutto, perché la risposta risiede nella parte più azzeccata del film. Allorché Lando, stufo di essere “colonizzato” dai parenti Usa, organizza un singolare sequestro di persona, con tanto di tv a riprendere il tutto e ad intervistarlo in diretta.

Il film, insomma, alquanto ruspante ma ben girato, espone la tesi per la quale il Belpaese sarebbe colonizzato da uno stile di vita americano che non ci appartiene, cosa che Ceccherini non sopporta affatto. E giacché l’ha ribadito con forza nel corso della conferenza stampa del film svoltasi in una stupenda sala del Warner Village Moderno di Roma, appena è apparsa Victoria Silvstedt le ho chiesto se fosse d’accordo con la tesi di Ceccherini. La Top Model, bellissima e “bisteccona” quasi quanto la Ekberg de La dolce vita, rovesciando acutamente la visuale mi ha risposto così: «Noi, in Svezia, siamo molto più condizionati dallo stile di vita americano che voi italiani. Perché voi italiani avete delle forti e salde tradizioni che mantengono sempre viva la vostra singolarità». Davvero un bel complimento, che incassiamo molto volentieri. Anche se a Ceccherini bisogna dare atto di aver messo il dito sulla piaga, certo con tutti i paradossi legati al grottesco, su taluni eccessi italioti dettati da una maniacale esterofilia.

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