BUCARE LA POLVERE di Katia Zattoni

Quotidiani messaggi nella bottiglia

Sto sulla soglia e lascio / netti graffi di unghia / sul rosario delle esperienze / che ancora non vedo arrivare. / Dalle fauci voraci del tempo, / puzza di muffa e grumi di polvere / dal sapore d’unto ormai secco. / E intanto mi faccio bolla d’aria / nel mare che s’agita all’intorno. La poesia di Katia Zattoni che avete appena letto, intitolata Sto sulla soglia, è emblematica perché più di altre segnala l’indirizzo poetico a cui l’autrice aspira di rivolgersi per cercare di inoltrare una sorta di “messaggi nella bottiglia” (la metaforica “bolla d’aria” dei versi anzidetti). Con la peculiarità che tali messaggi non si rivolgono a dei possibili e improbabili soccorritori, ma ad altri naufraghi della vita quotidiana, che al pari della poetessa sono come dispersi “nel mare che s’agita all2intorno2. Perciò, nel volumetto di poesie BUCARE LA POLVERE (pubblicato dalla casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri), d’un tratto è lampante scoprire che i destinatari di quelle “missive poetiche” siamo tutti noi, consci o meno del fatto di esserci smarriti in un oceano di nonsensi verbali o di “sciattume rinvoltolato“, come scrive, con molta efficacia espressiva, la poetessa forlivese. La quale, tramite le sue liriche, non ha certo la presunzione di indicarci un porto sicuro, dove approdare o ritrovarsi. Ma nondimeno ci fornisce l’estensione della Babele psicologica dalla quale è doveroso tentare di uscire, per dare un senso anche ai giorni più sciatti! Il che comporta una sorta di mal di vivere, dove è difficile praticare la poesia, “quando compili la realtà per mestiere“, come se il reagente del poetare non fosse più sufficiente nemmeno a smussare i “perfetti” meccanismi di una vita regolata, segnata da segnali perpetui e ferocemente immutabili, da strade sempre uguali, che ad ogni incrocio sembrano sviarci da ogni possibile sbocco alla verità. Ammesso che vi sia una verità! Perché è proprio questo il dubbio che la poetessa ci insinua nella mente. Un dubbio, marcato da schietta incertezza, che ci vien buttato addosso con nessun riguardo, perché, semplicemente, la vita non ne ha! E allora, l’unico rifugio, l’unica certezza, ritrova casa nei rapporti famigliari e amicali, come nelle Dediche che chiudono il libro. E là l’atmosfera finalmente si placa, come dopo un sonno ristoratore, come dopo una “camomilla nella tazza della sera“. A ricordarci che, dopo tanto vagare, forse il punto d’arrivo sta proprio nel ritrovare il punto di partenza, quello degli affetti. L’unica sede certa in cui il dolore può trovar risposte in un antico e tenero amore.